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Risparmio energetico

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Nozioni generali, consumo energetico
Attualmente che ci sono ancora tanti sprechi di energia il risparmio energetico (energy saving) rappresenta una vera e propria fonte di energia rinnovabile e è diventato una pratica necessaria, dal momento che la richiesta di energia nel nostro paese e nel mondo sta aumentando in modo pressoché costante.
Nel 2002 si è consumato in tutto il mondo l’equivalente di circa 10.000 milioni di tonnellate di petrolio. Questo significa che ogni abitante della terra consuma in media una tonnellata e mezzo di petrolio, ma con delle grosse differenze tra le varie aree geografiche.


L’Italia si pone all’11° posto a livello mondiale e al 4° posto in Europa con 188 Mtep consumati nel 2001. Qui sotto vedete il bilancio energetico nazionale del 2003 espresso in milioni di TEP (tonnellate equivalenti di petrolio):


E’ noto che un aumento della produzione energetica comporta inevitabilmente un incremento delle emissioni inquinanti, che aggravano una situazione ambientale già adesso molto critica. I black-out forzati degli ultimi tempi e le targhe alterne nei centri urbani rappresentano due aspetti solo in apparenza diversi, ma il realtà strettamente connessi. Nella figura qui sotto è riportato, in termini di Mtep, l’andamento e la previsione energetica in Europa per quanto riguarda la produzione, il consumo e le importazioni.


Finora in Italia solo una minima parte di questi consumi proveniva dalle fonti rinnovabili. Nel 2002 in totale in Italia sono stati consumati circa 325.000 GWh di energia elettrica mentre la produzione dalle fonti rinnovabili è riportata nella seguente tabella:


Fondamentalmente è possibile intervenire a tre livelli per razionalizzare ed ottimizzare la filiera energetica e ridurne conseguentemente l'impatto ambientale:
  • all'atto del prelievo (pozzi petroliferi, miniere, dighe, aeromotori, etc);
  • in fase di conversione in vettore energetico (le fonti primarie, come i combustibili e l'energia solare, vanno trasformate in elettricità o in combustibili raffinati per consentirne il trasporto all'utenza e l'utilizzo);
  • al momento dell'utilizzazione (mezzi di trasporto, elettrodomestici, riscaldamento, processi industriali, etc)

    Per quel che riguarda l'utilizzazione i settori in cui è possibile ottenere un risparmio energetico attraverso un uso razionale delle risorse energetiche sono:
  • Edifici, usi domestici
  • Industria
  • Trasporto
  • Illuminazione pubblica
  • impianti per la produzione di energia, riciclaggio e recupero


  • Settore civile/residenziale
    Il 31% dell'energia elettrica e il 44% dell'energia termica (combustibili) vengono utilizzati in ambito residenziale , in uffici e aree commerciali, buona parte di queste fonti energetiche sono destinate alla climatizzazione dei locali (riscaldamento invernale e raffrescamento estivo),altra voce importante di spesa energetica è rappresentata dagli elettrodomestici ed apparati elettrici ed elettronici come tv radio, computer ecc, anche i sistemi frigo hanno una considerevole necessità di energia mentre l'illuminazione rappresenta una una piccola quota dei consumi totali(circa il 2%) ma non irrilevante, in quanto rappresenta comunque il 15% dei costi dell'energia elettrica mediamente consumata in interni civili.
    Quindi, sul 100% di energia finale consumato in casa, soltanto il 2% serve all'illuminazione, il 5% per cucinare e per gli elettrodomestici, mentre il 15% per il rifornimento di acqua calda e il 78% per il riscaldamento, se poi si ha un impianto di climatizzazione estiva si deve aggiungere un buon 25% in più di consumi energetici.
    Gli scambi termici convettivi con l’ambiente esterno rappresentano fino al 10% degli sprechi energetici di un’abitazione. Gli studi più recenti hanno evidenziato che tali perdite sono così localizzate:
  • Il 31% avvengono attraverso pareti e soffitti
  • Il 15% attraverso le condutture
  • Il 14% attraverso il caminetto
  • Il 13% attraverso i tubi dell’impianto idraulico
  • L'11% attraverso le porte
  • Il 10% attraverso le finestre
  • Il 4% attraverso gli spurghi e i ventilatori
  • Il 2% attraverso le prese elettriche
    Attualmente in Italia il fabbisogno energetico negli edifici è quantificabile mediamente in 300 kWh/m2/anno, come già detto buona parte di questa energia è termica per cui buona parte è destinata a dispersioni termiche.
    Basta fare un confronto tra i consumi energetici degli edifici in Italia, Svezia e Germania. In Svezia lo standard per l’isolamento termico degli edifici non autorizza perdite di calore superiori a 60 kWh al metro quadro all’anno. In Germania le perdite sono mediamente di 200 kWh al metro quadro all’anno. In Italia si raggiungono punte di 500 kWh/m2/anno! Se ci allineassimo agli standard svedesi il riscaldamento degli ambienti nel nostro paese scenderebbe dal 30 al 4 per cento dei consumi energetici. Se ci limitassimo agli standard tedeschi si ridurrebbe a circa il 12 per cento, notare che la Germania e ancor più la Svezia sono molto più a nord!

  • Bioedilizia e Bioarchitettura

    La bioedilizia è un' ottima strategia per affrontare alla base il problema del risparmio energetico negli edifici. Con questa disciplina tecnica particolare attenzione viene posta all'isolamento termico dell'edificio progettato, Il risparmio dell'energia è, infatti, il primo scopo della bioedilizia. A questo si aggiungono altri importanti obbiettivi come la riduzione delle emissioni ambientali, la protezione degli ambienti domestici e dei luoghi di lavoro dalle onde elettromagnetiche e l'utilizzo in edilizia di materiali non tossici e biodegradabili e/o riciclati. Se si pensa che in Italia il 60% degli investimenti immobiliari si riferisce alle ristrutturazioni e che il dato salirà all'80% nei prossimi anni, si comprende quanto l' Edilizia Sostenibile possa contribuire al miglioramento della vita urbana. La bioedilizia dedica anche grande attenzione all'ambiente, con l'uso di sostanze naturali, facilmente degradabili o riciclabili, il progetto di sistemi e impianti ad alta efficienza, basso consumo, minimo effetto inquinante. Essa offre una vastissima gamma di materiali, vernici, rivestimenti, tessuti che sono già proficuamente utilizzati nei progetti edili più avanzati e che possono aiutarci a rendere la nostra casa più sana e confortevole. Il costo di queste tecniche è paragonabile a quello dei sistemi tradizionali, ma i benefici ottenuti sono sicuramente maggiori: oltre a offrire un consistente vantaggio per la salute nostra e dell'ambiente, investire in bioedilizia si traduce in un risparmio concreto. Solo per fare un esempio, un buon isolamento termico e un impianto progettato con la giusta attenzione ai consumi consentono, in breve tempo, di ammortizzare il costo iniziale con il risparmio di energia ottenuto. La bioedilizia è una tecnologia relativamente molto giovane, in Svizzera, dove si è all'avanguardia, si pratica da meno di 20 anni, anche la Svezia e la Germania sono esempi da seguire, in Italia solo alcuni comuni stanno cominciando a favorire questa pratica, a Carugate, nel Milanese, è stata incentivata infatti la redazione di regolamenti edilizi che favoriscano l’adozione di sistemi solari passivi quali serre addossate, da scomputare dalla volumetria e dal costo di costruzione. Inoltre vengono imposte norme per una progettazione secondo i principi della bioarchitettura, quali l’orientamento degli edifici, il rispetto delle distanze minime per un corretto soleggiamento, ed impianti ad alto rendimento. Altro esempio è stato quello della provincia autonoma di Bolzano, si tratta del certificato CasaClima, che promuove metodi di costruzione edile che soddisfano il principio del risparmio energetico e della tutela dell’ambiente. Il certificato offre al consumatore informazioni facilmente comprensibili riguardanti le caratteristiche energetiche dell’edificio, per rendere più trasparenti i costi ed essere così di aiuto all’acquisto o all’affitto di un’abitazione. Il certificato si ottiene se nella costruzione dell’edificio vengono utilizzati materiali di costruzione ecologici, e se per il riscaldamento vengono utilizzate fonti energetiche rinnovabili.

    Isolamento termico e impianti termici

    Un risparmio energetico e quindi economico non può prescindere dalla formulazione di un piano di efficienza energetica riguardante l’intera abitazione. Tale piano deve considerare l’abitazione come un sistema formato da alcune parti tra loro interagenti, vale a dire che il malfunzionamento di una parte si ripercuote anche sulle altre parti o su una porzione di esse. Ad esempio l’impianto di riscaldamento domestico, è formato dalla caldaia, dalle tubazioni e dai radiatori. Pertanto, nonostante si possa disporre di una caldaia ad altissima efficienza, se le tubazioni, le porte, le finestre e le pareti non sono ben isolate termicamente, si vanifica la buona prestazione della caldaia. Ecco dunque che una visione d’insieme dell’abitazione assicura che gli investimenti fatti avranno un periodo di payback limitato.
    Il primo controllo da effettuare è quello dell’isolamento termico dell’abitazione, vale a dire ricorrendo a materiali ed a tecniche specifiche, che incrementano la coibenza, si rendono minime le infiltrazioni d’aria e proteggono dall’umidità. Esistono delle zone in cui è più necessario tale verifica: le pareti, i solai, il tetto, i pavimenti, il seminterrato, il vespaio aerato. I materiali isolanti hanno diverse forme (listelli, rotoli, ecc.) in quanto sono destinati a riempire vuoti ed a coprire superfici per aumentarne la resistenza alla trasmissione termica. Questa proprietà si misura in R seguito da un valore numerico: alti valori di R sono indice di un buon isolamento termico. Le sostanze isolanti più diffuse sono:
  • la fibra di vetro, prodotta con sabbia e con vetro riciclato
  • la lana di roccia, formata da roccia basaltica e da materiale riciclato proveniente dalle acciaierie
  • i pannelli di cellulosa formati da carta da giornale riciclata, additivata con sostanze ignifughe
  • polimeri a basso peso molecolare come il poliisocianurato, il polietilene estruso (XPS), il polietilene espanso (EPS) e simili.
    La zona dell’abitazione che consente un notevole isolamento termico è ovviamente il tetto; per verificare la sua adeguatezza è sufficiente misurare lo spessore di materiale isolante: un valore di R < 22, (che equivale a 17,78 cm di fibra di vetro, a 17,78 cm di lana di roccia oppure a 15,32 cm di cellulosa) indica la necessità di operare delle aggiunte di materiale coibente. I valori ottimali vanno da R22 a R49, in base alla regione in cui è ubicata la casa. Se dopo aver ottenuto tali valori per la copertura dell’edificio, sussistono ancora problemi di caldo o di freddo eccessivo, è opportuno procedere all’isolamento delle pareti esterne: valori di R11 fino a R28 sono consigliati per una buona coibenza.
    Impianto di riscaldamento e di condizionamento
    Il fabbisogno energetico per tale impianto rappresenta quasi la metà del costo di una bolletta media ed inoltre è responsabile negli USA dell’emissione di circa 0,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica/anno, del 24% delle emissioni totali di SO2 e del 12% delle emissioni totali di NOx: dunque influisce in modo rilevante sull’effetto serra e sulla cosiddetta “acidificazione”.
    Per quanto riguarda, invece, la situazione nel nostro paese ogni anno per riscaldare le nostre abitazioni bruciamo circa 14 miliardi di metri cubi di gas, 4,2 miliardi di chilogrammi di gasolio, oltre a 2,4 milioni di tonnellate di combustibili solidi, soprattutto legna e un po’ di carbone. Così facendo si riversano nell’ aria circa 380.000 tonnellate di sostanze inquinanti come ossidi di zolfo e di azoto, monossido di carbonio, ecc… Oltre alle sostanze propriamente dette inquinanti, si riversano nell’atmosfera anche più di 40 milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2): questa, come è noto, contribuisce al formarsi del così detto “effetto serra” causando l’innalzamento della temperatura media del nostro pianeta.
    Il riscaldamento è, dopo il traffico, la maggiore causa dell’inquinamento delle nostre città. In termini economici, il nostro Paese deve spendere globalmente 23.300 miliardi di vecchie lire (circa 12 miliardi di euro) per l’acquisto all’estero dell’energia, ed ogni famiglia italiana spende, in media un milione di vecchie lire (circa 500 euro) l’anno per riscaldarsi.
    Sistema di tubazioni
    Un primo accorgimento da adottare è quello di isolare termicamente il sistema di tubazioni che convoglia i fluidi caldi fino ai vari ambienti della casa: la dispersione termica lungo questo percorso incide notevolmente sui costi energetici (negli USA si stima un risparmio fino a 140 $/anno). I suggerimenti in tal senso sono:
  • cercare le eventuali perdite e gli sfiati lungo il sistema di tubazioni;
  • sigillarle con mastice, nastro metallico o sigillanti di altro genere;
  • utilizzare delle guarnizioni ermetiche tra le giunture dei tubi per evitare fuoriuscite o infiltrazioni d’aria;
  • effettuare un controllo a posteriori delle valvole di regolazione dell’aria, per verificare l’efficacia dell’intervento precedente;
  • rivestire con materiale isolante le tubazioni che trasportano i fluidi: in particolare le tubazioni che si trovano in zone non riscaldate come il sottotetto, devono essere ricoperti con materiale isolante con minimo R6;
  • infine effettuare un test di sicurezza sulla combustione per verificare l’efficienza delle apparecchiature di combustione anche dopo l’isolamento delle tubazioni.
    Finestre e acqua sanitaria
    Per ridurre le spese legate all’acqua calda per usi sanitari ci sono due possibilità: la prima è quella di ottimizzare l’impianto esistente, la seconda è quella di utilizzare un sistema alternativo di riscaldamento come un collettore solare. L’ottimizzazione prevede:
  • evitare gli sprechi d’acqua calda, soprattutto durante la doccia: in media una famiglia di quattro persone, che fanno una doccia al giorno per circa 5 minuti, consuma in una settimana circa 700 galloni di acqua (2,65 m3), pari alla quantità di acqua potabile necessaria ad un adulto per 3 anni;
  • abbassare la temperatura del termostato, in quanto talvolta accade di riscaldare l’acqua a temperature termicamente incompatibili con la nostra pelle;
  • isolare termicamente la caldaia o lo scaldabagno, per esempio con vernici isolanti;
  • acquistare riscaldatori moderni e più efficienti.
    Il collettore solare rappresenta un’alternativa economica e rispettosa dell’ambiente: si stima che il suo uso in 20 anni eviti le emissioni di circa 70 tonnellate di CO2. Per il funzionamento di un collettore solare si rimanda alla scheda monografica sull’energia solare riportata nel presente sito internet.
    Attualmente esistono in commercio alcuni tipi di vetri che, applicati alle finestre di un’abitazione, comportano una diminuzione delle spese energetiche. Innanzitutto è consigliabile dotarsi di finestre con doppia lastra di vetro ad alte prestazioni. Infatti nelle regioni più fredde è opportuno utilizzare doppi vetri con la camera riempita da gas e con rivestimento a bassa emittanza termica: ciò significa che la lastra di vetro è coperta da un rivestimento in grado di ridurre la quantità di calore ceduta all’ambiente esterno per irraggiamento. In particolare, poiché in questi climi la lastra di vetro interna deve essere più calda di quella esterna, bisogna rivestire la superficie esterna della lastra di vetro interna. Invece nelle regioni più miti, poiché la lastra di vetro esterna è più calda di quella interna, è consigliabile rivestire la superficie interna della lastra di vetro esterna. Un’altra soluzione per i climi caldi è rappresentata dai vetri spettralmente selettivi, vale a dire sono provvisti di una pellicola che blocca la porzione infrarossa dei raggi solari e lascia passare quella visibile. Poiché gli infrarossi sono la causa principale del riscaldamento solare, questa pellicola abbassa il “solar heat gain coefficient” ed aumenta la “visible light transmittance”, o più semplicemente riscalda meno la casa senza penalizzarne la luminosità.
    Contabilizzazione di calore
    Negli ultimi anni, anche per la maggiore diffusione del metano, molti hanno scelto di sostituire l’impianto centralizzato con impianti individuali. Questa tendenza è stata anche facilitata dalla legge n. 10 del 1991 che ha stabilito che questa trasformazione, se finalizzata al risparmio energetico, può essere decisa dalla semplice maggioranza millesimale e non più dalla unanimità dei condomini.
    Le ragioni di questa tendenza sono note a tutti: con un impianto autonomo si ha maggiore libertà nella gestione del riscaldamento, cioè nella scelta dei tempi e delle temperature. Facendo un pò di attenzione, inoltre, si riesce a risparmiare sensibilmente.
    Ma esistono anche alcuni svantaggi degli impianti autonomi: non si possono dividere con nessuno le spese obbligatorie di manutenzione annuale; il rendimento delle caldaie individuali è, in generale, minore di quello di una caldaia centralizzata, per cui, se la si tiene accesa per lo stesso numero di ore, si rischia di consumare più combustibile; i lavori di trasformazione sono spesso molto onerosi; ed infine, la sicurezza, che nel caso di impianti autonomi non dipende solo dalla diligenza del singolo, ma anche da quella dei suoi vicini...
    Queste ragioni rendono sempre più conveniente la scelta di mantenere l’impianto condominiale centralizzato installando un sistema di contabilizzazione del calore e applicando la ripartizione delle spese.
    Con la contabilizzazione è possibile mantenere i vantaggi di un impianto centralizzato e contemporaneamente avere la libertà di scegliere le temperature e gli orari che più soddisfano le esigenze del singolo utente. Si potrà infatti gestire autonomamente il riscaldamento senza avere la caldaia in casa.
    Si tratta di installare un sistema di apparecchiature che misurano (contabilizzano) la quantità di calore effettivamente consumata in ogni appartamento e consentono di regolare la parte di impianto che è al servizio di ogni alloggio. Oltre ad una quota fissa, stabilita dall’assemblea condominiale (variabile dal 20 al 50%), ogni utente pagherà solo il calore che realmente avrà consumato. In questo modo, il condomino che apporterà migliorie all’isolamento termico di pareti e finestre sarà immediatamente ricompensato: il suo appartamento, infatti, consumerà e pagherà meno degli altri.

  • Elettrodomestici e dispositivi elettrici

    Scaldabagno elettrico
    Due consigli per lo scaldabagno: se la vostra scelta è orientata su quello elettrico (sconsigliabile) acquistatene due piccoli anzichè uno grande, se dovete alimentare sia la cucina sia il bagno. I due ambienti hanno funzioni (e quindi richieste) molto diverse. Inserendo un timer potrete evitare che lo scaldabagno funzioni quando non serve, oppure regolate il termostato sui 40°C d’estate e 60°C d’inverno, altrimenti l’apparecchio sarà costretto a miscelare acqua calda e fredda ad ogni richiesta; inserite un miscelatore sullo scaldacqua perché elimina dispersione di calore dalle tubazioni per arrivare al rubinetto dove in genere è inserito il miscelatore stesso. Installate gli scaldabagno vicino al punto di utilizzo per evitare dispersioni durante il percorso e rivolgetevi sempre ad installatori esperti soprattutto per gli impianti a gas.
    Frigoriferi
    Per scegliere il frigorifero più adatto dobbiamo innanzitutto distinguere tra il 4 stelle che può congelare alimenti freschi, conservare surgelati fino ad un anno lavorando ad una temperatura che arriva a –18°C, ed il 3 stelle che può conservare surgelati fino a un anno ad una temperatura di –18°C; il due stelle può conservare surgelati fino ad un mese e lavora a –12°C, oppure ad una stella che lavora a –6°C e conserva fino ad una settimana. Ci sono sul mercato frigoriferi "ecologici" che risparmiano energia e rispettano l’ambiente, presentando un doppio isolamento ed il 50% di gas freon in meno. Posizionate il frigo lontano dai fornelli, dal termosifone e dalla finestra lasciando uno spazio di almeno 10 cm tra la parete e l’apparecchio per garantire una buona ventilazione. Regolate il termostato su una posizione intermedia e collocate i cibi ricordando che la zona più fredda è in basso subito sopra il cassetto verdura. Non stipate il frigo e lasciate spazio tra cibi e pareti interne; non introducete mai cibi caldi e non lasciate mai aperta la porta del frigo "tanto è solo un attimo". La manutenzione è molto importante per il buon funzionamento e per il risparmio energetico: controllate che le guarnizioni siano in buono stato, sbrinate l’apparecchio quando lo spessore del ghiaccio supera i 5-6 mm, pulite il condensatore e soprattutto leggete attentamente il libretto di istruzioni che contiene sempre utili consigli.
    Lavatrici
    Anche per questo elettrodomestico recenti evoluzioni della tecnologia di base hanno introdotto il lavaggio "a pioggia" che sottopone gli indumenti ad una duplice azione di spruzzo dall’alto con acqua e detersivo. È previsto anche il riuso dell’acqua di lavaggio che viene riciclata e reimmessa nella vasca. Questo perché diminuendo la quantità d’acqua occorrente all’intero ciclo di lavaggio serve meno energia per portare l’acqua a temperatura e meno detersivo.

    Lavastoviglie
    Acquistando una nuova lavastoviglie preferite i modelli più recenti che permettono di effettuare cicli ridotti o rapidi con un risparmio di tempo ed energia anche del 60%.

    Forni
    Tipi principali in commercio.
    Microonde: in pochi secondi cuoce e scongela, ha consumi ridotti rispetto ai forni tradizionali.
    Microonde combinato: può essere anche utilizzato come forno ventilato tradizionale o anche come grill.
    Forni statici elettrici e a gas: consumano elettricità soprattutto per i cibi che hanno bisogno di preriscaldamento.
    Forni ventilati elettrici: sono i più efficienti perché immettono subito aria calda con distribuzione uniforme del calore, permettono la cottura simultanea di cibi diversi con economia di tempo ed elettricità.
    Considerando l'uso medio che una famiglia fa del forno si hanno i seguenti costi per tipo
  • 17 €/ anno per il forno elettrico,
  • 9 €/anno per il forno a gas metano,
  • 12 €/anno per il forno a gas liquido,
  • 22 €/anno per il microonde.
    Consigli? Evitare di aprire il forno soprattutto durante il preriscaldamento, che andrà effettuato solo se indispensabile. Non tenete acceso il forno fino a cottura ultimata, spegnendolo un po’ prima si ottiene lo stesso risultato perché il forno mantiene al suo interno una certa temperatura. Attenzione! Per il microonde usate solo recipienti di vetro, mai di metallo. Pulite sempre il forno ad ogni utilizzo, è più facile farlo quando è ancora leggermente caldo (chiaramente dopo aver staccato l’alimentazione elettrica).
    Condizionatori
    Dal 1° luglio 2003 l’etichetta energetica è obbligatoria anche per i condizionatori d’aria con una potenza refrigerante minore o uguale a 12 kW, alimentati dalla rete elettrica, vale a dire per i condizionatori di piccola potenza, idonei per il condizionamento dei singoli locali o degli appartamenti.
    Sul mercato esistono numerose tipologie di apparecchi con diverse modalità di funzionamento (solo raffreddamento o anche riscaldamento) e sistemi di raffreddamento (ad aria o ad acqua).
    Alcuni consigli:
  • Oltre alle finestre tenere chiuse più possibile le tapparelle o gli scuri, sopratutto nelle ore più calde e a sud, dove non è possibile tenere comunque chiuse le finestre e le tende e provvedere ad installare dei parasole.
  • Mantenere una temperatura interna non inferiore a 4/5°C rispetto alla temperatura massima esterna.
  • Spegnere il condizionatore circa un'ora prima di uscire di casa, anche per non subire lo choc termico.
  • Utilizzare, se possibile, pompe di calore abbinate a sonde geotermiche, hanno maggiore efficienza e possono servire anche per il riscaldamento.
    Potrebbero essere disponibili nel breve-medio periodo delle pompe di calore alimentate a metano e abbinate ai Chiller, un unico impianto a gas provvede al riscaldamento, climatizzazione e acqua calda sanitaria, l'impianto potrebbe essere assistito da dei collettori termosolari che in questo caso sarebbero utilizzati al massimo anche in estate quando normalmente servono solo per l'acqua calda sanitaria . Attualmente questa tecnologia è disponibile solo per interni superiori ai 1000 m3.
  • Illuminazione domestica
    L'illuminazione incide per un terzo circa della bolletta elettrica nel settore civile
    Il settore delle tecnologie per l'illuminazione efficiente è in continua evoluzione e consente di conseguire risparmi energetici molto elevati, spesso compresi fra il 30% ed il 50%, offrendo contestualmente un comfort visivo migliore.
    Gli interventi realizzabili ricadono in due categorie principali:
  • sostituzione di componenti e sistemi con altri più efficienti (lampade, alimentatori, corpi illuminanti, regolatori);
  • adozione di sistemi automatici di regolazione, accensione e spegnimento dei punti luce (sensori di luminosità e di presenza, sistemi di regolazione).
    Spesso l'energia elettrica consumata per illuminazione può costituire da sola il 15% della bolletta di una famiglia con un consumo annuo di 800-850 kWh ed una spesa di circa 170 €, ovviamente succede se non si ha l'accortezza di spegnere le luci superflue e si hanno lampade ad incandescenza
    Lampade
    Tutte le lampade attualmente in commercio possono essere suddivise, in base alle modalità con cui viene generata la luce, in due grandi categorie:
  • ad incandescenza
  • a scarica elettrica in gas (fluorescenti)
    Lampade ad incandescenza
    Le comuni lampadine, le più diffuse nelle nostre case, sono costituite da un bulbo in vetro dal quale è stata tolta l’aria e successivamente riempito con un gas inerte; al suo interno, un filamento di tungsteno attraversato dalla corrente elettrica diventa incandescente, emettendo una certa quantità di luce. L’unità di misura della luce emessa da una lampada è il lumen. Una lampadina a incandescenza da 150 watt emette circa 2.000 lumen, e cioè 2.000:150=13 lumen per ogni watt assorbito. Questo valore LUMEN/WATT esprime in pratica l’efficienza luminosa di una lampada ed è molto importante ai fini della scelta della sorgente luminosa più adatta a risparmiare energia. In particolare, le lampade ad incandescenza - rispetto agli altri tipi di sorgenti luminose adatte all’illuminazione d’interni - sono caratterizzate da un’efficienza luminosa modesta. Ciò perché l’energia elettrica è trasformata in gran parte in calore e solo in minima parte in luce. Appartengono alla famiglia delle lampade ad incandescenza le lampade alogene, negli ultimi anni in rapida diffusione, il cui successo è legato ad una maggiore durata e a una tonalità di luce più bianca.
    Lampade fluorescenti
    Alla famiglia delle lampade a scarica in gas appartengono le lampade fluorescenti.
    Esse sono costituite da un contenitore di vetro, con elettrodi sigillati all’estremità, all’interno del quale si trovano vapore di mercurio e un gas con particolari sostanze fluorescenti che trasformano le radiazioni ultraviolette invisibili, prodotte all’interno del tubo stesso quando si innesca la scarica nel vapore di mercurio, in radiazioni luminose visibili.
    Dal punto di vista dell’efficienza (il rendimento è di circa 90 lumen/watt) e dei consumi, le lampade fluorescenti tubolari sono molto vantaggiose: a parità di luce emessa consumano la quinta parte di una lampada ad incandescenza. La durata di vita media è di circa 10.000 ore. (v. tab. 1): molto superiore a quella delle lampade ad incandescenza.


  • Settore industriale/produttivo
    Sopratutto a livello industriale si parla generalmente di uso razionale dell’energia in quanto ogni settore produttivo, commerciale e di servizi necessita di diverse forme di energia per diversi processi di produzione o prestazione
    L'uso razionale dell'energia può essere definito come quella operazione tecnologica con la quale si intende conseguire l'obiettivo di realizzare gli stessi prodotti o servizi (in quantità e qualità) con un minor consumo di energia primaria ed eventualmente con un maggior impegno di risorse d'altro tipo (capitale, lavoro,materiali,ecc.).
    Nelle piccole e medie industrie si può arrivare a risparmiare il 20% del consumo energetico, mentre il 75-80% dei costi è incomprimibile.
    Le possibili forme di intervento sono rimaste fondamentalmente le stesse nel tempo e sono:
  • la razionalizzazione degli usi finali
  • i miglioramenti tecnologici
  • i recuperi e risparmi energetici
  • la diversificazione energetica
  • Società ESCO

    Le società ESCO (energy saving company), o società di servizi energetici, sono soggetti specializzati nell'effettuare interventi nel settore dell'efficienza energetica, sollevando in genere il cliente dalla necessità di reperire risorse finanziarie per la realizzazione dei progetti e dal rischio tecnologico, in quanto gestiscono sia la progettazione/costruzione, sia la manutenzione per la durata del contratto (compresa usualmente fra i cinque ed i dieci anni).
    In pratica una ESCO si prende l'impegno di realizzare gli interventi in azienda a fronte di un canone, quindi nessun investimento viene richiesto, si tratta di un finanziamento tramite terzi (FTT)
    Per quanto riguarda il canone da versare alla ESCO sono possibili soluzioni molto varie e legate al caso particolare. La somma dovuta è compresa fra l'ammontare della bolletta energetica annua ed una sua quota, a seconda della redditività dell'intervento e dell'efficienza precedente l'intervento, del numero di anni di durata del contratto, dal rischio assunto e delle esigenze del soggetto beneficiario. La soluzione più comune è forse quella della ripartizione del risparmio, per cui alla ESCO viene girato un 70-90% della bolletta energetica annua (shared saving). Sono comunque comuni casi in cui alla ESCO tocchi l'intera entità del risparmio conseguito, cui corrisponde il minimo tempo di riscatto dell'impianto da parte del beneficiario (first out), e contratti a garanzia dei risultati, che consistono in una forma di leasing in base alla quale all'utente viene garantito al termine del contratto un'entità dei risparmi pari almeno all'ammontare delle quote versate, comprensive di interessi.
    Ovviamente tali vantaggi si pagano in termini di una complessità contrattuale consistente e dalla necessità di predisporre capitolati dettagliati. Le clausole contrattuali devono servire a garantire l'utente da una parte, affinché l'intervento realizzato sia effettivamente energeticamente efficiente e tecnicamente valido, anche tenendo conto dell'andamento del mercato dei vettori energetici e delle tecnologie, e la ESCO dall'altra, in modo che riesca effettivamente a rientrare dei costi sostenuti ed a realizzare una certa quota di profitto. Tali aspetti, inoltre, fanno sì che ci sia una dimensione economica minima dell'intervento sotto la quale non ha senso ricorrere al FTT. Sebbene non ci sia un valore ben definito al riguardo, in genere il finanziamento tramite terzi diventa un'opzione attivabile oltre i 50.000 €.
    Da marzo 2004 è in vigore il meccanismo dei decreti sull'efficienza energetica (attraverso la revisione dei due DM originari del 24/04/2001) e si apriranno nuove e importanti possibilità per il mercato delle tecnologie efficienti e per la sensibilizzazione degli utenti finali.
    Il meccanismo introduce un sistema che vincola i Distributori di energia elettrica e gas con più di 100.000 utenti ad effettuare interventi di risparmio energetico presso utenti finali, Enti Pubblici, Aziende: nei DM vengono individuati degli obiettivi quantitativi annui. Il Distributore che effettua l'intervento ottiene dall'AEEG titoli di efficienza energetica (T.E.E.) corrispondenti ai TEP risparmiati. I Distributori, regolati dall'AEEG, possono poi recuperare in tariffa una quota pari a 200€/TEP risparmiato.
    Il meccanismo introduce la possibilità per altri soggetti non sottoposti all'obbligo (Altri Distributori e ESCO), di effettuare interventi di efficienza energetica, ottenere dall'AEEG T.E.E. e venderli ai distributori soggetti all'obbligo tramite contrattazioni bilaterali o in una apposita borsa. Il Distributore che non raggiungesse il suo obiettivo annuo è soggetto a una sanzione proporzionale e comunque superiore all'entità degli investimenti necessari a compensare le inadempienze.


    Trasporti
    Il fabbisogno energetico per i trasporti in Italia è attualmente circa il 30% del fabbisogno totale di fonti energetiche primarie.
    Gli interventi possibili per ridurre i consumi in tale settore sono molti e di diversa natura, si va dall'uso di auto con minori consumi per chilometro all'utilizzo dei servizi pubblici quando possibile, un tragitto in autobus consuma 50 volte meno energia dello stesso percorso in auto, anche l'utilizzo di ciclomotori e biciclette quando vi siano le condizioni e le possibilità sono dei concreti sistemi di risparmio energetico
    Nuovi servizi pubblici di iniziativa privata come il Car sharing e il car pooling possono anch'essi contribuire al risparmio energetico e di conseguenza ad una minore immissione di sostanze nocive in atmosfera nei centri urbani.
    Anche uno stile di guida appropriato permette un risparmio di carburante molto più concreto di quanto comunemente si possa pensare. Si può risparmiare dal 5 al 25% di carburante migliorandolo (far lavorare il motore a bassi giri, dandogli più sprint) e facendo attenzione a tanti piccoli particolari ( spegnere il motore ai semafori o lunghe file, evitare portapacchi, ruote mezze sgonfie, compiere regolarmente le manutenzioni essenziali dell'auto, ecc.).
    Un ampio capitolo potrebbe riguardare i carburanti ottenibili dalle biomasse, sopratutto il bioetanolo ha nel breve periodo la potenzialità sia quantitative che economiche di poter sostituire carburanti convenzionali, questi nuovi carburanti possono essere utilizzati in pile a combustibili dove il carburante viene trasformato in energia elettrica per azionare motori elettrici che hanno una maggiore efficienza rispetto ai motori a scoppio, quindi minor uso di carburanti i quali provenendo da fonti rinnovabili ottenibili anche con calore termosolare per i cicli di produzione danno un bilancio energetico totale molto buono.
    Per quanto riguarda il trasporto pesante si dovrebbero migliorare i servizi di scalo merci ferroviari e navali, questo permetterebbe una maggiore fluidità del traffico il che comporta un ulteriore minor consumo generale.
    Auto a consumi ridotti
    Attualmente quasi tutti i produttori auto stanno lavorando su auto a consumi ridotti. Infatti, dall'oggi al domani è possibile consumare il 50% in meno di carburanti, non è una esagerazione ma una possibilità commerciale, infatti i concessionari hanno in listino auto a bassi consumi a disposizione dei clienti.
    Alcune auto consumano 3 L di carburante per 100km, ci sono in circolazione milioni di auto che consumano dai 6 ai 10 L per 100 km
    Attualmente le auto a più bassi consumi sono i modelli "Loremo" (consuma 1,5 l per 100 km), "Smart Car", la "Wv Lupo 1.2 TDI 3L" e la "Audi A2 1.2 TD"
    Ci sono progetti che prevedono consumi inferiori a 2,5L/100km ma non sono in commercio, un esempio è la Toyota ES3, in questa concept car il telaio in alluminio e resina permette di ridurre il peso al di sotto dei 700 kg, mentre il basso coefficiente aerodinamico (CX 0,23) riduce la resistenza all’avanzamento. Il risparmio di carburante è incrementato abbinando inoltre un motore turbodiesel di 1,4 litri ad iniezione diretta con un cambio CVT a variazione continua del rapporto. Oltre a quelle implementate nel propulsore e nella trasmissione, altre due importanti tecnologie ibride,"idling stop" ed i freni con sistema di rigenerazione d’energia, contribuiscono a ridurre gli sprechi. Con il sistema "idling stop" il motore viene infatti automaticamente spento quando il veicolo si ferma. I freni con sistema di rigenerazione vengono utilizzati per recuperare l’energia dispersa durante la decelerazione.
    Il grado di riciclabilità dei materiali è ottenuto con l’utilizzo del polimero superolefinico sviluppato da Toyota, ulteriormente migliorato e caratterizzato da elevate proprietà di riciclaggio. Un contributo è dato anche dalle plastiche biodegradabili derivate da fibre naturali ed altri materiali e processi d’avanguardia, che consentono un elevato tasso di riutilizzo dei componenti, tutto ciò può essere tradotto in ulteriore risparmio energetico.
    Un altra tecnologia che potenzialmente potrebbe ridurre ulteriormente i consumi è conosciuta come "Auto Ibride"
    Un'auto ibrida è un'auto in cui il motore non è accoppiato direttamente alle ruote ma, girando a regime costante con alti rendimenti, aziona un alternatore che carica una serie di batterie che danno corrente ai motori elettrici posti direttamente sulle ruote. In pratica le batterie vengono ricaricate durante i tempi morti e la marcia a bassa velocità, ma danno l'eccesso di potenza richiesto per gli spunti. Non richiede niente di nuovo, solo tecnologie già note da tempo per il motore, le batterie e i motori elettrici e un po' di elettronica intelligente, con motori a benzina sono in una fase pre-commerciale e le prestazioni di contenimento dei consumi non sono così ottimali, potrebbero però essere abbinate ad un impianto a metano rientrando in parte del maggior costo delle vetture.
    Car sharing noleggio a ore o a km
    Ultime analisi statistiche hanno decretato che su 100 auto in città, 80 non vengono utilizzate per più di un'ora al giorno, trasportando in media 1,2 persone.
    Sulla base di questa ricerca potrebbe svilupparsi il car sharing (condivisione auto) che ha già avuto esperienze positive in Europa (Svizzera, Germania, Francia, Olanda). Il Car Sharing ha esempi applicativi anche in Nord-America e nel Canada, dove esistono già più di dieci organizzazioni, a Singapore ed in Giappone.
    Di che cosa si tratta? Gli utenti interessati si abbonano al servizio e in base a questo hanno diritto ad utilizzare l'auto solo per il tempo di cui hanno bisogno (compresi i tempi molto brevi, un'ora ad esempio). Dopo averla utilizzata la rimettono a disposizione di altri utenti nelle aree di parcheggio appositamente create pagando una tariffa proporzionata alla durata di utilizzo ed ai chilometri percorsi. Facendo dei conti questo sistema risulta conveniente a chi a percorrenze inferiori ai 12-15000 km l'anno. Bisogna considerare che l'utente può scegliere a seconda del tipo di spostamento che deve compiere l'autovettura più idonea (dalla citycar al monovolume). Le auto sono sempre controllate dal punto di vista meccanico e altra nota estremamente positiva non hanno problemi di parcheggio data la capillarità con cui devono essere realizzate le aree di sosta riservate. Dal punto di vista ambientale una vettura in car sharing ne può sostituire fino a 10 di proprietari individuali.
    Una iniziativa simile alla condivisione auto è la condivisione viaggio. Il Car Pooling rappresenta una soluzione alternativa alla mobilità tradizionale, è un sistema di trasporto effettuato con mezzo privato ed organizzato dai lavoratori di Aziende situate nella medesima zona. Consiste dunque nell'utilizzare una sola autovettura, con più persone a bordo, per compiere un medesimo tragitto-itinerario, oppure si può dichiarare via internet il viaggio da compiere e trovare chi facendo quello stesso percorso intende condividere il viaggio con altri.
    Trasporti pubblici e mobilità razionale
    Partendo dalla considerazione che un autobus consuma quattro volte il carburante consumato da un auto ma che può trasportare anche 200 volte più passeggeri è lapalissiano che viaggiare in autobus comporta un notevole risparmio energetico non sempre però ripagato da risparmio economico.
    In genere tutti i mezzi pubblici quali autobus,tram, metro, treni ecc. permettono un risparmio energetico e quindi si dovrebbe ottenere anche un risparmio economico, in molti paesi anche europei questo avviene, se non avviene significa che il servizio non è gestito in modo razionale.
    Ad esempio una politica che favorisse il trasporto merci per treno potrebbe portare ad avere introiti maggiori per l'azienda destinabili ad un miglior servizio/costo per gli altri utenti/passeggeri.
    Inoltre è ampiamente documentato che i trasporti pubblici offrono maggiori garanzie in fatto di sicurezza.
    Invece di costruire sempre nuove strade e parcheggi, che richiedono vaste aree, si dovrebbero potenziare i trasporti pubblici (ferrovia, tram, bus, park and ride) rendendo i servizi più efficienti, più confortevoli e quindi più frequentati. Molti esempi dimostrano che vivere senza l'utilizzo esclusivo dell' automobile è possibile, ma solo laddove i trasporti pubblici funzionano bene e le distanze possono essere percorse a piedi o in bicicletta, quindi anche una corretta "urbanistica" può essere un intervento di risparmio energetico.


    Servizi pubblici e pubblica amministrazione
    I dati dei consumi energetici degli enti pubblici come ospedali, amministrazioni, scuole ecc non sono di facile accesso per cui non si possono fare valutazioni generali o specifiche, quando però si va ad esaminare un settore o un servizio del quale esistano dei dati risalta subito la tendenza delle amministrazioni pubbliche ad emarginare la questione del risparmio energetico a fattore secondario, è il caso dell'illuminazione pubblica.
    Ogni anno si consumano circa 5000 GWh di energia elettrica per la sola illuminazione pubblica, per lo più si tratta di impianti obsoleti dove in molti casi buona parte della luce è diretta/dispersa verso il cielo, il margine di risparmio energetico è di almeno il 30-35%,
    Non è poi da trascurare il fatto che il restante quantitativo è spesso utilizzato in eccesso rispetto alle reali esigenze della collettività. Nel corso di rilevamenti effettuati da una associazione privata sono stati riscontrati ovunque misfatti di ogni tipo le cui tipologie sono di seguito riassunte ed illustrate.
    1. Impianti sovradimensionati in relazione alle necessità (es. strade di campagna o periferiche illuminate con lampade normalmente utilizzate per centri cittadini, superstrade, grandi viali, o, comunque, eccedenti rispetto alle reali esigenze).
    2. Impianti funzionanti a pieno regime per tutto il corso della notte senza possibilità di ridurre il flusso luminoso durante le ore di minor traffico (es. dalle 23 alle 6).
    3. Monumenti con illuminazione eccessiva e/o con diffusione di luce al di fuori della sagoma e non soggetti a spegnimento programmato o ridotto.
    4. Erronea, eccessiva e inutile illuminazione di facciate di edifici di nessun pregio architettonico (come fabbriche, capannoni, abitazioni private, attività commerciali) utilizzata, per fini pubblicitari o di presunta sicurezza senza alcun controllo.
    5. Impianti con corpi illuminanti non idonei al fine per cui sono utilizzati, inclinati in modo tale da disperdere il flusso luminoso e spesso pericolosamente abbaglianti.
    6. Impianti realizzati in zone poco urbanizzate (o senza una reale necessità di esistenza) oppure funzionanti contemporaneamente ad altri precedenti di bassa efficienza.
    Tutto ciò in spregio alle più elementari norme di buon senso, con enormi danni e sprechi per la Collettività e le risorse ambientali. Tale situazione si pone in palese violazione delle norme che impongono metodi idonei ed opportuni per contenere il consumo energetico entro limiti accettabili che siano unicamente dettati dal criterio della reale e congrua esigenza (Legge n° 10/1991 "Norme per l'attuazione del Piano Energetico Nazionale in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e sviluppo delle fonti rinnovabili di energia").


    Riciclaggio e recupero
    La gestione dei rifiuti è una delle questioni fondamentali di questo paragrafo, sia per quanto riguarda la produzione del prodotto che poi diventerà rifiuto sia per quanto riguarda la raccolta degli stessi, la gestione e la destinazione finale.
    In origine i generi di consumo andrebbero prodotti con materiali biodegradabili, possibilmente ottenuti da materiali di origine rinnovabile,in alternativa con materiali riciclabili e solo in mancanza di soluzioni possibili con polimeri naturali o vetro e metalli riciclabili andrebbero prodotti con materiali derivati da fonti esauribili come ad es. il petrolio e i suoi derivati plastici, questo per diversi motivi, non ultimo la difficoltà di smaltimento di queste sostanze plastiche per il quale serve un maggiore consumo di energia rispetto agli altri materiali.
    Nella fase di raccolta i rifiuti devono essere differenziati per tipologia o all'origine o successivamente per vaglio dell'insieme dei rifiuti conferiti in discarica, il procedimento di differenziazione da parte dei singoli utenti è energeticamente conveniente.
    La frazione umida può essere utilizzata per ricavare gas, liquidi o solidi combustibili, la parte rimanente può essere utilizzata come componente per compost fertilizzanti, in alcune nuove tecnologie per la produzione di bioetanolo i residui di lavorazione possono servire all'industria chimica anche per la produzione di bioplastiche
    La frazione secca al netto dei metalli, della carta e del vetro (riciclabili) può costituire il "combustibile da rifiuti" (CDR) che può essere utilizzato in termovalorizzatori che riducendone il quantitativo in volumi finali da conferire nelle aree di discarica definitiva produce energia elettrica, se il termovalorizzatore è provvisto dei filtri adatti ad abbattere la quasi totalità delle immissioni in atmosfera e gli odori del ciclo di lavorazione può essere utilizzato come centrale di cogenerazione e quindi fornire anche energia termica agli edifici non eccessivamente distanti dall'impianto. Un fattore che limita questa tecnologia è la presenza di sostanze plastiche nelle balle di CDR, la plastica bruciando emana diossina che è notoriamente una sostanza tossica, per eliminare l'inconveniente bisogna bruciare la plastica a temperature più elevate di quelle di normale esercizio, compromettendo l'efficienza di produzione energetica del termovalorizzatore, d'altra parte riciclare la plastica costa più energia di quella necessaria per produrne di nuova, una soluzione sarebbe l'adozione di bioplastiche, maggiormente riciclabili e non emanano diossina nella combustione. Dall'utilizzo del CDR si possono ottenere alcuni punti percentuali dell'energia elettrica attualmente consumata.
    Materiali riciclabili
    Il riciclo e la reimmissione nel circuito della produzione dei prodotti a fine vita costituisce una delle priorità ambientali perché minimizza la quantità dei rifiuti e permette un recupero di materie prime e in genere quindi un risparmio energetico, tanto che l'uso di prodotti derivanti da materiali riciclati è una delle qualità richieste ad un prodotto per ottenere etichette ecologiche e quindi di risparmio energetico come l'etichetta "energy star" L'impiego di prodotti ad alto contenuto di materiali derivanti da riciclo può essere considerato, a prestazioni equivalenti sotto altri profili ambientali, come una caratteristica ambientalmente preferibile. La riciclabilità dei prodotti e, in alcuni casi, la presenza di uno specifico circuito di raccolta e riuso costituiscono generalmente requisiti previsti dalla gran parte dei marchi ambientali. Il marchio tedesco Blauer Engel, così come altri marchi nazionali, ha specificamente previsto varie tipologie di prodotto costituite da materiali di riciclo:
  • pneumatici rigenerati
  • prodotti in plastica riciclata
  • prodotti in gomma riciclata
  • materiali edili da carta riciclata
  • cartone riciclato
  • prodotti edili da vetro riciclato
  • prodotti in gesso riciclato
  • carta riciclata
    Un ampia gamma di prodotti basati su plastica riciclata è descritta nella sezione "plastiche sostenibili" del sito di Corepla (http://www.corepla.org), il Consorzio per il riciclo della plastica.
    Negli Stati Uniti, nell'ambito delle politiche di green procurement, è stato promosso con il programma "Buy recycled" in particolare l'impiego di prodotti riciclati o con alto contenuto di materiale riciclato. Raccomandazioni e specifiche tecniche sono state emanate per una serie di categorie di prodotti
  • Termovalorizzatore
    E' un impianto per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani che ha come obiettivo anche la produzione di energia.
    La configurazione tipo di un impianto di termovalorizzazione prevede una sezione di stoccaggio e omogeneizzazione del rifiuto in ingresso, una sezione di combustione, una sezione di recupero energetico (generatore di vapore) e una di depurazione dei fumi. Per garantire elevatissimi standard di affidabilità sicurezza, spesso gli impianti risultano caratterizzati dall’esercizio di più linee (comprendenti il forno, il recupero energetico e la linea fumi) in parallelo ed indipendenti tra loro.
    Un termovalorizzatore tipico funziona in modo seguente:
  • I rifiuti conferiti all’impianto vengono scaricati nella fossa attraverso il vano d’ingresso dell'edificio, tenuto in depressione, in modo da assicurare l'assenza di cattivi odori. Un carro-ponte alimenta il forno attraverso una tramoggia.
  • Il forno è costituito da una griglia mobile su cui avviene la combustione. Comincia la trasformazione dei rifiuti in energia elettrica: in questa fase i gas di combustione caldi si muovono lungo un sistema chiuso e sigillato, controllato da un sistema elettronico di monitoraggio.
  • I rifiuti rivoltati continuamente sono esposti ad una corrente d'aria forzata che mantiene viva la combustione. Un sistema computerizzato controlla il livello della temperatura: operazione molto importante affinché tutti i parametri di combustione siano mantenuti al massimo dell'efficienza.
  • Insieme ai rifiuti, anche se frutto della raccolta differenziata, rimangono sostanze inerti (ad esempio, i metalli, il vetro, i sassi etc.) che non subiscono riduzioni durante la combustione. Queste cadono in una vasca piena d’acqua, posta al di sotto della griglia, dove, una volta spente e raffreddate, vengono estratte ed inviate presso opportuni impianti di smaltimento/recupero.
  • I gas caldi generati dalla combustione portano ad ebollizione l'acqua contenuta nella caldaia, trasformandola in vapore.
  • Una turbina collegata a un alternatore trasforma in energia elettrica il vapore prodotto nella caldaia e l'energia elettrica generata è quindi immessa nella rete elettrica nazionale.
  • I fumi, dopo aver ceduto il proprio calore per la generazione del vapore, vengono convogliati in un sistema di trattamento a più stadi che permette l'abbattimento delle sostanze inquinanti in essi contenute, consentendo l'assoluto rispetto dei limiti di legge.
    Lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani rappresenta oggi un problema di dimensioni assai rilevanti, soprattutto in Italia, dove circa il 75% dei rifiuti prodotti finisce ancora in discarica: ciò comporta inquinamenti diffusi del territorio e costi elevati di smaltimento e di risanamento, processi che costano energia.
    Sviluppare modelli alternativi di gestione dei rifiuti non riciclabili è quindi una necessità imposta dall'insostenibilità della situazione attuale: grazie alla raccolta differenziata o alla vagliatura dell'immondizia raccolta si possono ottenere combustibili da rifiuti (CDR) con una resa energetica netta di un kWh di energia elettrica ed un kWh di energia termica ogni 2 kg di CDR, infatti se ben gestito e seguito nella sua efficienza dalla cittadinanza un termovalorizzatore può essere collegato ad una rete di teleriscaldamento come nel caso di Cremona e Brescia.

  • Fonti:     www.enea.it, www.enel.it, www.energoclub.it, www.greencrossitalia.it

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